Canaan: A Calling to weakness

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Ver Sacrum Non posso nascondere che mi sono avvicinato a questo disco con interesse e con una certa dose di preoccupazione: ho infatti amato sia la musica dei Ras Algethi, oscuro gruppo doom in cui militava Mauro Berchi e dalle cui ceneri sono nati i Canaan, sia i primi due lavori dei Canaan; non ho potuto però fare a meno di sentirmi escluso dal quasi unanime plauso relativamente al loro terzo e penultimo lavoro, Brand New Babylon: troppo leggero, per i miei gusti, in alcuni momenti; melodie troppo morbide che, sommate alla presenza di liriche in italiano, mi hanno spinto a pensare a un improbabile quanto incomprensibile virata verso forme più “pop”. In effetti, i brani migliori erano assolutamente conformi alla qualità ottima dei lavori precedenti, ma nel complesso il CD non mi aveva convinto appieno. Questo nuovo lavoro, invece, mi è sembrato più solido del precedente, riuscendo a risolverne i punti più problematici: nel complesso rimane sicuramente meno ostico dei primi due lavori ma anche i brani più orecchiabili presentano caratteristiche che li rendono interessanti; nella personale miscela di casa Canaan, i cui componenti base sono doom, dark ambient, darkwave, dolore e depressione, l’elemento darkwave mi sembra avere una parte un po’ più importante rispetto ai lavori precedenti. Sono ancora presenti i consueti brani in stile dark ambient, in cui oscuri drones fanno da sfondo a suoni di campane, cori dell’Europa centro-orientale o altri campionamenti, spesso a fare da separazione tra i brani cantati. Continua a lasciarmi perplesso l’uso della lingua italiana nel cantato: risulta, per i miei gusti, decisamente troppo melodico e, soprattutto nei ritornelli (“Un ultimo patetico addio”) crea un effetto “pop italiano” che mi lascia alquanto perplesso; ottima invece la riuscita del brano “Essere nulla” che viene recitato, più che cantato, in italiano: mi sembra questa la direzione da percorrere se si vuole utilizzare il nostro idioma. Molto interessante anche il brano di apertura, “To those who cried”, cantato da un collaboratore chiamato Khalid in una lingua a me ignota (il nome sembrerebbe arabo, ma la lingua suona più simile a quella dei nativi americani). Da segnalare anche la presenza di diversi altri collaboratori, come Gianni Pedretti (Colloquio), Diego Merletto (The Frozen Autumn) e The Universal Chaos Orchestra per gli arrangiamenti di archi. Come per tutti i lavori della Eibon Records, la parte grafica è estremamente curata e realizzata nel migliore dei modi.

TagsCanaan
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