Rapoon: Blue Days

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Robin Storey dimostra di essere ancora oggi un artista integro: dopo i mitici trascorsi con i leggendari Zoviet France con la nuova sigla Rapoon ha intrapreso un percorso all’insegna di una musica tribal-ambient che ha fatto scuola. Dischi come Vernal Crossing (1993), Fallen Gods (1994), Recurring (Dream Circle) (1996) sono pietre d’angolo del genere e ancora oggi fonti di ispirazione per chi voglia confrontarsi con una concezione trascendente del suono. Ora, dopo aver pubblicato negli ultimi anni nuovi album come Time-Loop Anomalies (2012), To West And Blue (2013) e Fall Drums (2014), prodotti indubbiamente non disprezzabili anche se forse non sempre al livello dei fasti del passato, è la volta del nuovo Blue Days. C’è da dire che, rispetto al tipico stile di Rapoon, basato su lunghi brani caratterizzati da loop di ritmi etnici e tastiere, in quest’occasione il suo approccio risulta più misurato. La musica, nella sostanza, non è cambiata: quel che qui muta è la forma che diventa più essenziale. La durata delle 14 tracce presenti nel disco non supera mai gli 8 minuti. Le ambientazioni passano da atmosfere liquide ad altre marcatamente tribali con, in alcuni casi, dei riferimenti alla musica araba, cosa questa che può ricordare un nome come Muslimgauze, un’autentica istituzione quando si parla di sonorità che fanno riferimento alla cultura islamica. Si tratta in ogni caso di un ulteriore dimostrazione di come Robin Storey, anche a costo di inondare il mercato con una serie fin troppo eccessiva di pubblicazioni, sia sempre alla ricerca di nuovi sentieri creativi. Blue Days esce in cd in una bella edizione con copertina apribile strettamente limitata a 500 copie. La copertina è basata su alcuni dipinti dello stesso Robin Storey a dimostrazione della sua “visione” artistica a 360 gradi. Disponibile su Bandcamp: https://zoharum.bandcamp.com/album/blue-days

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