Questo nuovo lavoro degli Hybryds, intitolato Mythopia potrebbe spiazzare qualcuno dei vecchi ascoltatori del gruppo belga. Sembrano dimenticare le antiche ambientazioni basate su loops tribali ipnotici che recuperavano la sapienza di culture dimenticate. Fin dal primo ascolto si ha l’impressione di come il sound si sia ammorbidito e abbia perso mordente e cattiveria. Intendiamoci le sonorità sono sempre impregnate di ritmiche ancestrali ma il tutto viene stemperato da un’elettronica a tratti non lontana dal synthpop. Altro elemento caratterizzante Mythopia è la presenza di voci femminili che aiutano a creare un’atmosfera indubbiamente eterea. Sicuramente una nota positiva è rappresentata dalla resa audio dell’ascolto, veramente di ottima qualità. Ciò che, a mio avviso, sembra mancare è l‘antico spirito rituale. A tratti, in tracce come “Close All Wounds” (ma potrei citarne molte altre come “Do I Dream?”), la musica diventa quasi imbarazzante se paragonata ai fasti di una volta. Si è vero che, in alcuni lavori precedenti, c’era sempre stata una tendenza verso la creazione di ambientazioni sonore prossime alla techno ma non immaginavo certo un’evoluzione del genere. Certo potenzialmente questo album potrebbe piacere molto a chi magari ama l’ethereal-pop ed è dedito ad ascolti più facili e “danzerecci”. Questo non toglie che, per il sottoscritto, si tratta di una grande delusione. In filigrana si riconosce sempre la capacità di saper creare delle ritmiche rituali che mantengono però solo delle schegge del passato. Disponibile su Bandcamp: https://hybrydsmusic.bandcamp.com/album/mythopia-2.