Intervista: Albireon

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Il diario di venti anni. Di vita, di musica, di passione. Canzoni composte per durare, per resistere al Tempo. Oggi come ieri, e come sarà domani. Uno spirito forte, inossidabile. Come la loro Musica. Per non avere paura. Da ascoltare, da cantare. Quattro lustri di Albireon, questo (ed altro che scoprirete leggendo quest’intervista) è “La bellezza di un naufragio”

“La bellezza di un naufragio”, venti anni di Albireon. La pubblicazione di un’opera riassuntiva era prevista, ovvero quali sono state le motivazioni che hanno portato a questa decisione?

Sono almeno un paio d’anni che pensiamo a questa ricorrenza e a come festeggiarla a modo nostro, cioè pubblicando qualcosa di bello e significativo da condividere con chi ci ha seguito e ringraziarli per l’affetto e la passione riservati ad Albireon in questi vent’anni di vita artistica. In prima battuta avevamo pensato ad un vinile, ma poi il limite di circa 40 minuti imposto dal formato LP non ci avrebbe permesso di includere episodi ai quali non volevamo rinunciare. Per questo abbiamo deciso insieme alle label di produrre un cd, oggetto quanto mai svalutato ultimamente, ma ospitato in un digipack de luxe A5 elegante, curato e in grado di veicolare il nostro essere più profondo, attraverso i quadri di Massimo Romagnoli e le foto dei nostri live. Un oggetto capace attraverso suoni, parole e immagini di trasmettere la nostra storia. A voi giudicare se siamo riusciti nel nostro intento.

Traggo da quanto già scrissi (e chiedo venia per questo vezzo scevro da auto-celebrazione): “Poter compiere un passo come La bellezza di un naufragio è da fortunati. Perché anche il Fato vuol partecipare al gioco, gettare i dadi con noncuranza e poi computare il risultato, con spietata freddezza. Colui deciderà il Destino. Perché poco basta a spezzare la tela intessuta dal ragno operoso, e farci precipitare giù. Esserci ancora, dopo venti anni, non è banale…”; suonare ancora, esserci ancora come Albireon, è grazie si al Fato, ma soprattutto al vostro spirito!

Fai bene a citare le tue stesse parole, perché come ho già avuto occasione di dirti, ritrovo pienamente Albireon in ciò che scrivi e le recensioni uscite su Ver Sacrum, spesso mi hanno dato la “misura” di quanto siamo riusciti a comunicare, di volta in volta. Vero, siamo tre persone caparbie e motivate, ma non ci sfugge quanto il destino sia stato benevolo con noi. Ci sono mille motivi per cui un progetto, anche validissimo, non riesce a raggiungere gli scopi che si prefigge mentre Albireon, almeno dal punto di visto spirituale e artistico, ha compiuto un percorso dal quale abbiamo tratto straordinario nutrimento per l’anima, potendo poi condividerne le varie tappe con altrui sensibilità e altri vissuti. Attribuisco la nostra longevità artistica (e ormai anche anagrafica!) soprattutto all’intesa personale e alla profonda amicizia che si è sviluppata nel tempo tra me, Carlo e Stefano, che ci ha permesso di creare insieme tutto ciò che è Albireon attraverso il contributo di tutti, ognuno con le proprie peculiarità e spazi, che non sono fissi nel tempo ma cambiano e si evolvono di pari passo con la nostra crescita personale e umana. A questo proposito è emblematico il ruolo di Stefano, inizialmente più figura da studio, quasi un sound designer aggregato alla band, che con il tempo invece ha saputo ritagliarsi sempre più spazio dal vivo fino a diventare con i suoi loop ed effetti vocali una specie di frontman “ombra”, mentre un brano come “Le Rose Di Acrom”, interamente composto dal pianoforte di Carlo, rende evidente come ci sia spazio per il contributo di tutti, anche se musica e testi, almeno nella fase compositiva, sono quasi sempre frutto del mio bisogno di esprimermi. E Albireon non è certo solo Davide, Carlo e Stefano, anzi, ci siamo sempre sentiti un progetto aperto e i contributi di chi per periodi più o meno lunghi ha voluto viaggiare con noi, sono stati fondamentali. Amando inoltre le collaborazioni, spesso ci siamo confrontati con artisti che stimiamo e che, dopo essere stati numi ispiratori, sono anche divenuti amici da tempo immemore. Quindi è proprio così: il ragno operoso tesse ancora la sua tela, in attesa di un inevitabile colpo di vento che la spezzi all’improvviso. D’altronde non sono forse così tutte le cose della vita?

Quattro lustri sono un periodo di tempo ragguardevole ed assai esteso per un insieme che di Arte si “nutre”, ma purtroppo non vive. Quali sono stati gli episodi più importanti che hanno segnato il vostro cammino comune, dal 1998 ad oggi? Sia come Musicisti che nel “privato”, essendo voi anche mariti e genitori non è aspetto irrilevante. E come riuscite oggi a conciliare il lavoro, gli impegni quotidiani con la passione, con Albireon?

Giusta osservazione: le nostre vite e il nostro percorso artistico si sono intersecati e nutriti vicendevolmente a più riprese, al punto che probabilmente mi è ormai impossibile pensare la mia vita senza le canzoni di Albireon e viceversa. E la cosa più bella è che, anche dopo vent’anni, lo spazio che Albireon occupa nelle nostre vite è ancora catarsi, poesia, espressione e anche divertimento. I momenti passati insieme, nei quali proviamo, registriamo o viaggiamo per suonare sono anche un momento di gioia, pure ora che dopo tanto tempo si supporrebbe l’insorgere di una certa possibile noia. Anzi, è un sacrificio che chiediamo alle nostre famiglie a volte, che ci viene però restituito sotto forma di quei beni senza prezzo che rendono la vita degna di essere vissuta. E questo diviene evidente, se si pensa che ho “composto” la melodia di “Shrimpy Among The Stars” cullando la mia primogenita Maria Chiara appena nata, mentre per Valentina, la più piccola, ho registrato “Snowflake” affidandola poi alla voce di Tony Wakeford. Oppure “Incantesimo” e l’intero “I Passi Di Liù”, che hanno costituito il mio percorso di accettazione di un grave lutto. I momenti più importanti? La prima volta che ho provato “Estel” insieme a Carlo, registrandola poi in una singola take nello studio degli Ataraxia, il mixaggio via web di “Mr. Nightbird Hates Blueberries” perché sparsi per lavoro ai quattro angoli del globo, il concerto al WGT di Lipsia nel 2014 davanti a un pubblico straordinario, ricevere su cd la voce di Ian Read di Fire+Ice per un nostro brano o ogni volta che Stefano mi sorride sul palco…Troppi momenti belli e tutti importanti, potrei andare avanti per altri vent’anni!

Albireon è un collettivo, è netta la sensazione che si determina anche solo osservandovi. Composto però da singoli individui, come è ovvio che sia. Caratteri si suppone diversi, inclinazioni, gusti. E quindi un equilibrio da cercare, da ottenere.

Caratteri diversissimi e gusti musicali assolutamente contrastanti -neo folk doom / black metal, industrial, cantautorato, dark anni 80, musica tradizionale- ma che in Albireon hanno trovato una sintesi espressiva che funziona per tutti. E lo spirito del collettivo c’è sempre stato: da sempre consideriamo Massimo Romagnoli, pittore straordinario in grado di rendere in immagini l’inquietudine surreale dei nostri lavori, parte del gruppo. Così come Egidio Lista, che ci ha regalato straordinarie parti di basso negli ultimi due album e si è fatto valere anche dal vivo, Lorenzo Borghi ed Elia Albertini, sezione ritmica al WGT 2014 e tutti coloro che hanno contribuito a un nostro brano. L’equilibrio nasce dal rispetto e dalla stima e dalla voglia di continuare a condividere questo percorso, anche assecondando i tempi e i contributi possibili di ognuno: in ogni disco c’è la fotografia di ciò che Albireon è in quel preciso istante, anche in termini di maggiore o minore contributo personale. Ciò che importa è che ogni album ci rappresenti pienamente e che sia un piccolo quadro spirituale, in grado, anche tra molti anni, di commuoverci.

“La bellezza di un naufragio” è titolo assai d’impatto. Anche nelle disgrazie peggiori, anche dai rovesci che la vita ci riserva si può trarre degli insegnamenti (anzi, è in questi frangenti che riceviamo formidabili lezioni) e la forza per proseguire. Una scelta importante, di peso, con queste parole sembrate lasciare un messaggio preciso, a chi si approccia all’ascolto.

In realtà il titolo riflette il nostro sentire, di un percorso lungo, ricchissimo, irripetibile, ma che al tempo stesso non è giunto da nessuna parte…Forse perché in realtà non c’era nessun luogo da raggiungere, se non fare questo bellissimo cammino insieme con il cuore aperto e gli occhi chiusi, a guardarci dentro. Non siamo diventati famosi e nemmeno abbiamo mai vissuto di musica. Qualcuno potrebbe chiedere che cosa ci ha spinto ad arrivare fin qui quindi. E l’unica risposta che mi viene in mente è che siamo giunti fin qui proprio per vivere questo splendido naufragio e che in realtà, un traguardo, non ce lo siamo mai prefissati. C’è un meraviglioso gusto dolce e amaro in questa “gloriosa sconfitta”, il gusto di qualcosa che è nostro e di chi ci ha “sentito”, il piacere di stringere tra le mani qualcosa che nessuno potrà mai toglierci, al di là di ogni inganno o disincanto della vita, Albireon è il nostro viaggio, è il vessillo della nostra piccola nave che attende l’oblio tra gli scogli, mentre il mare la culla. Parafrasando l’unico inedito del disco, “Celebrazione Di Un Oblio”:

“Nel gorgo blu respiro e ancora anelo / All’ultimo tuo bacio alla mia fronte”

Celebriamo il nostro oblio dunque, potremmo fermarci domani o proseguire per altri vent’anni, non è importante. E’ importante essere qui, ora, a parlare di quanto fatto. Il domani è un luogo straniero.

Come e se sono cambiati in questi quattro lustri i vostri gusti, le vostre preferenze, e pure il vostro approccio alla composizione ed alla esecuzione?

I primi anni sono senz’altro stati molto importanti: venivamo da percorsi molto diversi ed io e Carlo abbiamo passato molto tempo insieme, costruendo l’equilibrio tra i nostri strumenti e le nostre personalità. Nei primi demo infatti sono evidenti approcci diversi, dai più neo classici e soffusi arpeggi di “Where Free Birds Sleep” alle soluzioni più ritmiche e sinfoniche di “Amiosphere” e “Disincanto”. L’ingresso di Stefano nel 2002 ha poi portato quel soffio ambientale e sperimentale che non ci ha più abbandonato, portando anche a codificare nella forma “ballata” la nostra poetica. E’ così che è avvenuto infatti il nostro ingresso nel neo folk: non certo un tentativo di copiare i maestri Death In June o Sol Invictus (che ho iniziato ad amare molto tempo dopo), ma un tentativo di sintetizzare contenuti e suoni in una forma musicale subconscia e surreale, ma in grado di supportare i testi che si facevano sempre più importanti. Se si ascolta l’evoluzione musicale della forma “canzone” tra due album come “Il Volo Insonne” (2005) e “L’Inverno E L’Aquilone” (2016) appare evidente come il lavoro di composizione e arrangiamento si sia affinato pur mantenendo alcune forme che poi, così come deve essere, ci siamo divertiti a sbriciolare e destrutturare a nostro piacimento come in “I Passi Di Liù” (2008) o “A Mirror For Ashen Ghosts Part One” (2018). Quello che non è mai cambiato è l’istinto alla base della composizione: scrivo di getto, in modo istintivo, quando ne sento il bisogno, ricevendo e raccogliendo una specie di trasmissione radiofonica dell’altrove, senza chiedermi di cosa sto scrivendo o altro. Io sono un mezzo attraverso il quale le canzoni arrivano in superficie e l’idea base viene poi rielaborata insieme. Scrivere musica e testi non è una operazione volontaria, ma semplicemente mettersi al servizio di qualcosa che chiama e vuole materializzarsi. Non so perché sono stato scelto io per scrivere “Gli Aironi”, “Ala Di Falena” o “Fiabe Di Rugiada”, ma non smetterò mai di provare gratitudine per questo.

Il corredo grafico sancisce un collegamento con le vostre opere precedenti, una continuità che è anche espressiva. Quanto è importante la vostra Storia, il vissuto di Albireon nella formulazione della vostra proposta musicale?

I quadri di Massimo costituiscono l’unità visiva della nostra discografia, declinando di volta in volta le atmosfere e i colori di ogni album pur rendendoli riconoscibili a prima vista come lavori di Albireon. Fin da quando Massimo ci propose l’opera che utilizzammo come copertina per il debut “Le Stanze Del Sole Nero”, capimmo che non ci saremmo più separati da lui. Trovo alcuni suoi dipinti, e penso a quelli utilizzati per “Il Volo Insonne” o “A Mirror For Ashen Ghosts Part One” semplicemente straordinari per la bellezza surreale e la grottesca malinconia che emanano. Il nostro vissuto, di esseri umani nati in un luogo geografico ricco e sfaccettato come l’Emilia Romagna e in un determinato periodo storico, inevitabilmente determinano ciò che diventa suono, ma credo sia soprattutto un discorso di sensibilità. Una certa sottile malinconia fa parte di noi stessi, una attitudine alla riflessione e all’introspezione, una spiccata propensione a come cambia la luce nel corso dell’anno su un albero che magari vediamo tutti i giorni andando al lavoro, nella nostra vita reale, definisce la forma che diamo a ciò che proviene da quel luogo “altro” in cui nasce la scintilla di ogni brano.

La scelta dei brani e degli interpreti, avete adottato dei criteri precisi, lo avete deciso in gruppo? Sopra tutto per quanto riguarda gli ospiti, non mancando i nomi importanti nell’elenco di questi che è assai lungo. Vi sono delle canzoni che avreste inserito, e che magari sono rimaste escluse per ragioni di spazio?

L’idea era quella di offrire un brano da ogni release del gruppo e, a parte “Fragments…”, che in quanto split con Omne Datum Optimum rimane un’opera unica e difficilmente rivisitabile, ci siamo riusciti, dopo lunghe e fraterne discussioni! Il criterio era quello di ripercorrere la nostra storia attraverso brani che si prestassero ad una nuova veste. Ciò che volevamo soprattutto evitare era un noioso “best of” del quale nessuno sentiva il bisogno, ma un vero nuovo disco di Albireon che accostasse, speriamo in modo armonioso e piacevole, brani di diversi periodi. Come ho detto, le collaborazioni sono state per noi sempre un momento di scambio e di crescita, a partire già dal lontano “Indaco ep”. Volevamo perciò finalizzare per l’anniversario diverse idee che erano da tempo in attesa di concretizzarsi. In particolare erano anni che desideravamo ospitare Mauro Berchi di Canaan, band straordinaria per intensità e malinconia e per lui abbiamo scritto “Celebrazione Di Un Oblio”, l’unica inedita del disco e per la quale è stato anche girato un videoclip. Corrado Videtta di Argine e Francesca Nicoli di Ataraxia sono invece due cari amici ed “eroi nazionali” per un certo tipo di musica dark ed era inevitabile celebrare insieme a loro il nostro ventennale. Per Corrado (coadiuvato dalle backing vocals di Daniele Landolfi) abbiamo scelto “Il Deserto Dei Tartari” per sottolineare quanto dobbiamo ad Argine il nostro lato più cantautorale, mentre il canto di Francesca per “Ninèta” ci permette anche di sottolineare il comune amore di Ataraxia ed Albireon per le montagne dell’Emilia, essendo il brano interpretato nell’arcaico dialetto della Val D’Asta che Francesca ha saputo fare suo grazie a straordinarie doti vocali e spirituali. I brani a cui contribuiscono Gianni Pedretti di Colloquio (a quanto pare “Imbrunire” è per molti un piccolo classico), il grande Tony Wakeford di Sol Invictus (“Snowflake”, pubblicata una prima volta sul 7” collaborativo del 2014) e Bard Oberon (una versione neoclassica e medievaleggiante di “Through Winter Fires) sono remix che a nostro modo di vedere donano nuova vita a questi brani. Nota a parte per “Ala Di Falena”, cantata (in un italiano praticamente perfetto!) da Oliver di Sonne Hagal: nel 2005 aprimmo il loro concerto a Modena e Oliver si unì a noi per questo pezzo e nove anni dopo, sul palco dell’Altes Landrasamt al WGT di Lipsia, la cantammo di nuovo insieme con grande coinvolgimento ed emozione. Si, certo, ci sono alcuni brani che sono stati presi in considerazione e poi scartati, perché le nuove versioni non avrebbero aggiunto nulla in più di quanto già pubblicato (e penso a “L’Inverno E L’Aquilone” oppure a “Sentieri Di Crinale”). Alla fine, credo che la selezione che abbiamo fatto sia stata la migliore possibile.

Ogni episodio è stato ri-elaborato. Lo richiedeva la forma, alcuni sono assai datati, se non erro, o è lo stile di chi chiamato ad interpretarli che ha inciso sul lavoro di rimessaggio?

Ha inciso soprattutto la voglia di rileggere alcune nostre canzoni con la nostra odierna sensibilità. Ad esempio “Canto Del Vento Lontano” che oggi, per come la suoniamo dal vivo, è decisamente diversa rispetto alla versione che apriva “Il Volo Insonne”, oppure “Mr. Nightbird Hates Blueberries” che nel disco omonimo eraq interpretata da David E. Williams, necessitavano di una registrazione ex-novo, mentre per altri brani abbiamo optato per remix, magari integrati da nuovi arrangiamenti. E ci è sempre piaciuta l’idea di stravolgere i pezzi, vedasi ad esempio la stralunata e surreale “Liù Dorme”, resa essenziale e spettrale o la vecchia “Inquietudine”, risalente addirittura al 2002, rievocata con un tocco di Prog. Certo, le voci hanno fatto la differenza, ma è stata anche determinante la mia voglia di “sporcare” nuovamente il tessuto di alcuni brani come “Gli Aironi” o “Nel Nido Dei Ragni Funamboli” con la chitarra distorta, a consolidare un legame mai spezzato con il Doom Metal e il contributo, in quasi tutti i brani, del basso di Egidio che ha aggiunto quella verve ritmica della quale sentivano (almeno nell’Anno Domini 2018!) il bisogno. Non abbiamo volutamente toccato “Chaosinsomnia”, brano potente e scuro estratto direttamente da “Disincanto”, “Spighe”, la cover italiana di “Eismahd” di Sonne Hagal e l’incantesimo finale di “Falene”. Perché? Volevamo che questi brani, forse meno conosciuti di altri, avessero una seconda occasione di essere ascoltati così come sono stati concepiti.

E l’inedito “Celebrazione di un oblio”, quando è stato composto?

Nel 2018, quando stavamo ormai terminando i lavori per il disco. E’ un breve inno all’intensità delle emozioni, quasi una dichiarazione o confessione del mio stato d’animo, di persona che vive nella realtà, ma con il cuore spesso appena dietro le palpebre. Mi commuovo per la bellezza di una nuvola, per un verso di una poesia, per una carezza di mia figlia o per un ricordo che mi colpisce all’improvviso con la sua tenerezza. Ho composto musica e testo in pochi minuti ed ho subito sperato che Mauro Berchi, caro amico da ben prima che nascesse Albireon, accettasse di registrarlo, ed il risultato ci ha profondamente toccato. A volte penso di avere un po’ esaurito il mio lato puramente cantautorale: se così fosse, “Celebrazione Di Un Oblio” sarebbe un epitaffio del quale andrei più che fiero.

Quali sono le pubblicazioni di Albireon che ritenete (se ci sono) più rilevanti ai fini della vostra maturazione artistica? Lo stesso dicasi per le collaborazioni, anche vostre ad altri progetti, che non sono mancate.

Come dicevo, ogni album rappresenta un passo sul nostro sentiero e considero ogni pubblicazione importante. Se naturalmente “Il Volo Insonne”, “Le Fiabe Dei Ragni Funamboli” e “L’Inverno E L’Aquilone” rappresentano gli apici del lato più cantautorale di Albireon, “I Passi Di Liù” e “A Mirror For Ashen Ghosts Part One” sono forse ancora più cari al nostro cuore perché ci hanno dato la certezza di poter spezzare gli schemi e utilizzare un approccio musicale stravolto e imprevedibile senza perdere impatto emotivo e senza deludere chi ci segue. Il feedback, devo dire straordinario, riservato da pubblico e critica a “A Mirror…” è qualcosa che ci ha immensamente sorpreso e gratificato e ci ha dato senz’altro nuova spinta creativa. The Blue Project e Ekra sono stati per me momenti di crescita e confronto ed espressione di altra emotività così come i Lûv di Carlo, progetto ottimo del quale sentirete parlare presto. Ogni collaborazione arricchisce, se vissuta con passione e rispetto per le peculiarità di ognuno.

Leggo dalla vostra bio: “… non esiste destinazione, ma solo il viaggio stesso…”. In questo contesto, “La bellezza di un naufragio” come si colloca? E’ un punto di arrivo, di riflessione, è rileggere il passato per poi ripartire?

In realtà non lo sappiamo e non ci poniamo il problema. Sicuramente si tratta di qualcosa che volevamo fare e che siamo orgogliosi di offrire al nostro pubblico. E’ un piccolo brindisi ai nostri vent’anni. Non c’è nulla di pianificato in realtà. Se mi guardo indietro, questi vent’anni sono solo un diario intimo, una ricerca della bellezza, uno scrigno di ricordi, paure, sogni, malinconia. Queste cose si perdono nella vita, ce le lasciamo dietro come i cristalli di ghiaccio e roccia si perdono nel buio del cosmo dietro la coda di una Cometa…Si corre, non ci si volta indietro e certe piccole schegge preziose si perdono per sempre. Albireon è uno scrigno in cui ciò che diventa musica viene conservato. Ci sono cose che non vogliamo perdere e che conserviamo così. Non ti nascondo come per molti motivi, non ultime le difficoltà pratiche nel trovare spazi e riscontri, sia sempre più difficile andare avanti. Ma finché ci saranno piccole “Gocce Di Memoria” che chiedono di non essere dimenticate, per citare un’artista lontana dal dark, probabilmente ci saremo anche noi.

Il rapporto con il vostro pubblico, che è assai attento e fedele. Contate affezionati sostenitori non solo in Italia, avete modo di confrontarvi con essi anche al di fuori del “luogo” concerto, o in seguito alla pubblicazione di un nuovo disco?

Sì certo: nel corso degli anni si è formato un piccolo “zoccolo duro” di amici che ci seguono fedelmente in tutto ciò che facciamo. E’ evidente che Albireon sia prima di tutto un bisogno espressivo ed emotivo che nasce per noi stessi, trovando forse il suo momento di maggior “purezza” e soddisfazione durante le fasi della composizione, ma nessuno di noi vuole vivere su una torre d’Avorio per trastullarsi con ciò che scrive, per cui avere un riscontro importante da altrui sensibilità e sentire che i nostri brani non appartengono più solo al nostro vissuto ma sono recepiti, interiorizzati ed amati da chi ci ascolta, è qualcosa di impagabile. Purtroppo suoniamo davvero molto poco dal vivo, ma i recenti live di Milano e Roma (con la prestigiosa compagnia di Argine, Corde Oblique e Roma Amor) sono stati l’ennesima dimostrazione di affetto e partecipazione da parte di persone che ci seguono fin dagli inizi oppure nuovi amici che si sono uniti al nostro cammino quando ciò che chiamiamo “caso”, li ha portati ad incrociare la nostra musica. Siamo abbastanza attivi sui social ed il confronto con il pubblico, che riteniamo sia un momento importante e per il quale siamo sempre disponibili, avviene giornalmente su Facebook che ritengo ancora un mezzo di scambio e confronto valido se usato intelligentemente.

Ed il suonare, il muovervi tenendo presenti la famiglia e gli altri impegni, richiede un prezzo da pagare (rinunzierei al termine “sacrificio” il cui uso lo trovo fuori luogo) del quale tener conto. Come vi coordinate allorquando viene fissata la data di una esibizione, che magari comporta un viaggio lungo giorni?

Occorre un briciolo di buon senso e pianificazione per far si che il “sacrificio” (spesso per le famiglie lo è, sia in termini di impegno che in termini economici) non diventi di entità tale da prevaricare le gioie dei concerti “in trasferta”. Le nostre esperienze sono state tutte fantastiche, senza eccezioni, e anche il viaggio diventa come accennato prima momento di divertimento e di sana goliardia. I problemi possono insorgere perché, tanto per rendere il tutto un po’ più divertente, tutti e tre viaggiamo per lavoro, anche all’estero, per cui può diventare relativamente complicato mettere le crocette sul calendario e far quadrare tutto. Ricordo con grande piacere i viaggi verso Lipsia per il WGT 2014 e la tirata unica Milano-Monaco, in macchina con i Sol Invictus (“Not the best guitar player in the world but a damn great chauffeur”, disse di me Tony W.), per il mini-tour dell’Ottobre 2016, così come abbiamo splendidi ricordi del “Memento Albus, Silentio et Quetii” Festival nel 2015 a Frascati o del ritorno da Milano, nel 2012, sotto una nevicata impressionante dopo per aver aperto per i Death In June: non era forse il tour di “Peaceful Snow”? Insomma, tutte magnifiche esperienze: speriamo ce ne siano altre.

Quali sono stati i responsi del pubblico (e della critica, ma questi contano relativamente) riguardo “La bellezza di un naufragio”? Erano attesi o vi hanno sorpreso?

E’ ancora molto presto per trarre conclusioni e comunque noi, da buoni musicisti all’antica, amiamo ancora leggere le recensioni dei nostri lavori e tu dovresti saperlo bene! Siamo consapevoli di aver prodotto un disco speciale, adatto a chi già ci conosce e anche a chi dovesse accostarsi a noi per la prima volta. I primi, entusiastici giudizi, non possono che farci un grandissimo piacere. No, di atteso o scontato non c’è mai nulla, il pubblico va “riconquistato” ogni volta, ma questo per noi non costituisce assolutamente motivo di stress, anzi, perché nel momento in cui componiamo e registriamo ci guidano solo istinto e ispirazione, per cui non possiamo fare altro che accettare con gratitudine ciò che nasce. In un secondo momento si, ci chiediamo come verrà accolto il frutto del nostro lavoro, ma senza alcun tipo di ansia. E’ una confessione, un momento di raccoglimento e catarsi spirituale. Non è e non sarà mai un lavoro in cui si viene giudicati dai risultati.

Distribuzione, grafica, il rapporto con le etichette, nel vostro caso un’interazione, una comunione di spiriti. Vi ritenete soddisfatti del “prodotto” finale?

Crediamo che “La Bellezza Di Un Naufragio” sia estremamente soddisfacente e sia un “prodotto” di assoluto valore. Per questo dobbiamo ringraziare di cuore Toten Schwan e Torredei che, oltre ad essere label di pregio e cari amici, non ci hanno posto limiti né vincoli, permettendoci di realizzare questo disco così importante per noi. Il digipack A5 De Luxe è un formato che ancora non avevamo realizzato e lo troviamo elegante e bello come un libro d’arte. E’ corredato da un booklet fotografico e da un inserto speciale. Abbiamo poi assolutamente apprezzato l’approccio delle label, che offrono il disco a un prezzo speciale di 12 euro e vi chiediamo di supportarle ordinando direttamente presso di loro l’album. Crediamo ancora profondamente nella bellezza e nel significato del supporto fisico e non ci pieghiamo, almeno finché potremo permettercelo, alla logica del download selvaggio o gratuito. E’ il nostro modo di essere, capisco possa non piacere, ma non intendiamo scendere a compromessi: il mondo è già abbastanza pieno di cose che vengono fagocitate e buttate via in un istante. Albireon è altro: un momento di introspezione, purezza e riflessione.

Trovo assai coerente con il vostro modo d’approcciarvi la scelta di coordinare fotografie a brevi estratti dai testi. Si rafforza il legame tra le parole ed il vostro portamento, entrambi austeri, seri, trasmettendo però al contempo un sentimento di genuina serenità.

Il concerto è sempre un momento intensissimo, nel quale spesso ritroviamo con forza rinnovata le emozioni evocate dai brani e le rendiamo vive per il pubblico. Non è un segreto come io spesso cantando mi commuova sinceramente e, quando accade, il pubblico è spesso così cortese da perdonarmi se devo interrompermi per un istante. L’emotività ci può rendere austeri ma credete, non è una posa e non potrebbe esserlo. La versione dilatata e catartica di “Beyond The Dreaming Forest” con cui abbiamo chiuso il set allo Spazio Ligera di Milano, il 6 Aprile 2019, è stato un rituale ed una esperienza che è andata ben oltre la musica…Siamo persone che sul palco sono semplicemente sé stesse. E proprio per questo spesso ci lasciamo andare anche all’energia dell’esibizione, all’interazione con il pubblico o anche, perché no, al sorriso. Volevamo riportare i testi sul libretto, ma si sarebbe perso l’effetto delle belle foto che avevamo deciso di utilizzare, per cui la scelta dei frammenti lirici ci è sembrata quella migliore. Grazie per aver apprezzato.

Duecento copie per la prima, sono previste delle ulteriori stampe?

Lo escludo nel modo più assoluto.

Non posso esimermi, da Friulano che si esprime principalmente in marilenghe (ritengo superfluo tradurre) chiedervi maggiori lumi su un brano che mi ha colpito, anche per l’interpretazione di Francesca (Nicoli), ovvero “Nineta”.

In molti mi chiedono se “Ninèta” sia un traditional folk, mentre pur essendo ispirata alle ballate medievali e alle tragiche storie famigliari che le connotano, è un nostro brano originale scritto una decina di anni fa. Ho immaginato un ragazzo che torna al suo villaggio dalla guerra e sulla porta di casa scopre che la fidanzata è morta, secondo sua madre, per aver ingoiato un fico avvelenato. Insospettito il ragazzo si reca alla tomba e lo spirito della sua bella gli narra come la madre l’abbia avvelenata perché gelosa dei loro baci. Il ragazzo quindi torna a casa e maledice la madre, promettendogli l’eterna agonia e il fuoco dell’Inferno. Un tema classico, come quello de “Il Testamento Dell’Avvelenato”, murder ballad emiliana per definizione, del quale abbiamo voluto dare una nostra interpretazione. Francesca ha amato il brano da subito e ci ha gentilmente fatto sapere che le sarebbe piaciuto cantarla, magari dal vivo. E come avremmo potuto dire di no a Francesca? Scherzi a parte, conobbi gli Ataraxia quasi per caso, presenziando a un loro concerto nel 1996. Posso dire che quella sera capii cosa volevo fare da grande! Il dialetto utilizzato nel brano, così come in “Fiabe Di Vento”, il secondo cd di “Le Fiabe Dei ragni Funamboli” del 2013, è quello della Val D’Asta, un luogo incantato dell’Appennino Reggiano, dal quale provengo. E, seppure il mio dialetto si sia imbastardito da tempo, rappresenta ancora la parlata quotidiana di un luogo che considererò per sempre casa mia.

I Tempi che stiamo vivendo vi sono ancora di ispirazione? Il cantare, l’esporre il vostro sentire quanto si è rafforzato con l’avanzare degli anni, coll’acquisire nuova coscienza o rafforzare le proprie convinzioni?

Ci sentiamo più forti e consapevoli di vent’anni fa. Trovo che la nostra sia una bellissima età: certo non c’è più l’energia e la sfrontatezza della gioventù, ma c’è una forza profonda, una sicurezza di noi stessi e un puro piacere in ciò che facciamo che ci fa vivere in pienezza le nostre vite e quindi anche tutto ciò che diviene Albireon. L’avanzare degli anni è una collana di ricordi e di momenti che ci hanno reso ciò che siamo…In quest’ottica, ogni rimpianto o rimorso divengono superflui orpelli da anime in pena quali non vogliamo essere. Egidio è stata sicuramente una ventata di positività ed energia: guardiamo avanti quindi, sicuri di poter concretizzare le nostre idee se e quando ce ne saranno di nuove ed altri frammenti di vita intima chiederanno di farsi musica.

Venti anni sono trascorsi… ed i prossimi, cosa ci riserverà Albireon?

Ormai in realtà, da quel 25 Agosto 1998, sono passati quasi 21 anni quindi potrei dire che siamo già oltre!!! Molto dipenderà dal supporto che il pubblico vorrà ancora accordarci, dalle possibilità di suonare dal vivo nel giusto contesto, da ciò che sentiremo di dover esprimere. C’è un disco già ben più che abbozzato, nient’altro che “A Mirror For Ashen Ghosts Part Two”, dedicato stavolta a personaggi dalle vite sfortunate e anche uno split con Zeresh. Ma questo è il futuro e noi abbiamo sempre preferito il presente, ed il nostro presente è “La Bellezza Di Un Naufragio 1998-2018”. Celebrate con noi il nostro oblio!

https://albireon.wordpress.com

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